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I maestri

La Scuola di Disegno "Tommaso Minardi" dalla sua fondazione è sempre stata circondata da importanti "maestri" e, per meglio sottolinearne il grande valore che la scuola ha avuto per la cultura e l'ambiente culturale di Faenza, abbiamo pensato di dedicare loro uno spazio per farveli conoscere.

(notizie tratte da: "200 (1796-1996) Arte Cultura Artigianato", Comune di Faenza, 1996)

 

Giuseppe Zauli (1763-1822), si era formato all'Accademia Clementina di Bologna dove aveva appreso il culto dei vecchi Seicentisti. Fu amico di Francesco Rosaspina e di Felice Giani con il quale collaborò. Zauli era un appassionato ed esperto cultore delle arti grafiche con una vera vocazione per insegnarle e trasmetterne i principi ai giovani. Giani lo sapeva e fu lui a consigliare gli Amministratori civici faentini di affidargli la direzione di una Scuola pubblica (costituita nel 1796, ma operante dal 1801); Zauli già da tempo aveva iniziato a far scuola a casa sua, al n° 21 dell'attuale via Cavour, così, nel 1803, le nuove leve erano già pronte a partire per Roma. Quindi la memoria dello Zauli non è affidata alla sua opera grafica bensì al suo apostolato di educatore; egli fu il primo direttore della scuola allora chiamata "Scuola di Disegno e Plastica", ed il suo fu uno dei magisteri più lunghi.

 

Felice Giani (1758-1823), inziò i suoi studi a Pavia sotto la guida di Carlo Bianchi e Antonio Bibbiena. Con l'aiuto del marchese Luigi Botta, potè continuare gli studi prima a Bologna (1778-79) poi a Roma, presso l'Accademia di San Luca sotto la guida di Bartoni, Untermbergher e Antolini. Giunge a Faenza fra il 1796 e il 1797 come collaboratore del Barozzi nella decorazione della Galleria dei Cento Pacifici; in questo periodo Giani si fa promotore per l'istituzione della prima Scuola Pubblica di Disegno, varata nel 1796 e affidata allo Zauli. A Faenza il Giani organizzò la propria bottega con la quale vivrà affiatato e vagabondo; fra i componenti ricordiamo Bertolani, Antonio Trentanove, i fratelli Ballanti Graziani e Marcantonio Trifogli. Giani vivrà a Faenza la sua migliore stagione artistica, ne sono testimoni le splendide decorazione dei palazzi faentini.

 

Francesco Rosaspina (1762-1841), incisore. Nato a Montescudo, si trasferì con la famiglia a Bologna, dove divenne noto per le sue molto richieste incisioni. Al tempo infatti l'incisione era l'unico mezzo di riproduzione e di diffusione delle immagini di celebri pitture; Rosaspina si dedicò soprattutto ai dipinti del Parmigianino e del Correggio, ai maggiori del Seicento bolognese, a Andrea Appiani e al Settecento europeo. Lungo tutta la sua carriera artistica produsse più di mille lastre incise. Fu docente all'Accademia Clementina ed amico di Andrea Appiani e Giovanni Battista Bodoni oltre che di Giuseppe Zauli.

 

Giuseppe Pistocchi (1744-1814), architetto. Nato a Faenza, fu il creatore del tipo neoclassico della casa faentina, la sua attività spaziò in tutti i campi dall'edilizia all'idraulica. Del Pistocchi fu il progetto per la costruzione del Teatro comunale di Faenza "A. Masini".

 

Domenico Gallamini (1744-1846) è uno dei maggiori decoratori faentini della prima metà dell'Ottocento, ed il meno conosciuto. Fu allievo dello Zauli prima dell'istituzione della Scuola pubblica di disegno e poi suo aiutante dopo l'istituzione della stessa. Intorno al 1808 faceva esercitazioni riproducendo in disegno stampe e statue antiche nella scuola dello Zauli, dove erano giovani allievi come Valli (1792-1828) e Saviotti. Le sue opere sono in molti palazzi Faentini come palazzo Cavina e palazzo Zauli-Graziani; inoltre suoi disegni e dipinti sono conservati nella Pinacoteca Comunale di Faenza.

 

Pietro Tomba (1774-1846), faentino, svolse il primo apprendistato presso il padre poi, nel 1792, all'Accademia di Belle Arti di Bologna dove seguì i corsi di architettura sotto la guida di Angelo Venturoli. Suo il progetto di casa Piani- Venturoli, opera che sarà presa a modello da diversi architetti; non a caso fu chiamato a Roma da Tommaso Minardi. Oltre al campo dell'edilizia civile egli si interessò anche di architettura religiosa; a Faenza la chiesa dell'Osservanza (1829-30), San Vitale (1831) e San Sigismondo (1836). Tomba ricoprirà la cattedra di architettura nella Scuola di disegno dal 1820, dove ebbe modo di influenzare, guidare e favorire una vasta schiera di artisti, artigiani e scenografi: da Romolo Liverani ad Achille Calzi, da Gaspare Mattioli a Costantino Galli.

 

Tommaso Minardi (1787-1871), faentino, già all'età di sette anni si distinse per la sua inclinazione al disegno e, su consiglio di don Andrea Strocchi, fu mandato alla Scuola di disegno di Giuseppe Zauli del quale fu l'allievo prediletto. Assieme ad un piccolo gruppo di coetanei fu mandato a Roma per perfezionarsi. Tommaso Minarsi influenzò, con i suoi dettami del Purismo, profondamente la Scuola di Disegno e tutto l'ambiente artigianale faentino in ogni decorazione e accessorio sia per edifici sacri che profani; Pietro Tomba seguì i suoi dettami nel suo insegnamento dell'architettura.

 

Michele Sangiorgi (1785-1822). Nato a Fanza, andò a Roma poco più che ventenne dopo avere frequentato la Scuola di Disegno di Zauli, grazie al sostegno della Congregazione di Carità andò a Roma per perfezionarsi nello studio della Pittura. Il Minardi dichiarò che il Sangiorgi a Roma viveva una vita dissoluta, ma allo stesso tempo asseriva: si mostrava più affezionato a me e meglio prometteva del suo ingegno. Nel 1813 vinse l'alunnato romano per conto dell'Accademia di Belle Arti di Bologna, ma i tre anni della durata sono costellati da suppliche per dilazionare la consegna dei saggi, nel 1815 l'Accademia rifiutò i suoi saggi in quanto mal fatti ed eseguiti fuori tempo; il pittore contesta la decisione inviando gli attestati di Canova e di Pelagi. La notizia della prematura scomparsa, a 37 anni, giunse in una lettera di Minardi indirizzata allo Strocchi.

 

Giuseppe Marri (1788-1852), frequentò la Scuola di Disegno di Zauli, finito il corso si dedicò su consiglio del suo maestro all'incisione; anch'egli grazie al sostegno della Congregazione di Carità si recò a Roma per perfezionarsi nello studio del disegno e dell'incisione. Nel 1818 è a Milano presso il celebre incisore Longhi. Ammalatosi gravemente nell'autunno del 1830 il Marri accettò di tornare a Faenza, a dirigere la Scuola di disegno, già retta dallo Zauli e dal Saviotti ed ora nominata Scuola di disegno e d'incisione. Rattristato per "inguste cose", nel 1849 accettò l'invito di Forlì, per dirigere con maggiore stipendio la scuola di incisione e disegno, e qui rimase due anni. Al suo allontanemento dalla Scuola faentina nessuno proseguì l'insegnamento dell'incione; il bulino fu messo da parte e la Scuola di Disegno e d'Incisione fu trasformata in Scuola di Disegno e Pittura.

 

Pasquale Saviotti (1791-1855). Nato a Faenza, sua madre era Giovanna Ballanti, sorella di Giovanni Battista Ballanti Graziani -stuccatore o ornamentista che collaborò con Giani-che lo iniziò alla decorazione d'interni. Saviotti fece un breve apprendistato presso la manifattura faentina dei conti Ferniani, di questa sua attività rimangono testimonianze nelle raccolte del Museo Internazionale delle Ceramiche; Saviotti finì per scegliere di dedicarsi alla decorazione murale che, nella Faenza di quel tempo, godeva di un notevole rilancio. Nel 1822, alla morte di Zauli, fondatore della Scuola di Disegno, Saviotti gli succede alla direzione coadiuvato da Tomba per il settore Architettura e Scenografia. Saviotti si cimentò anche come incisore; Minardi sostenne che fosse l'unico nell'assenza del Marri, in grado di riprodurre lodevolmente i disegni altrui.

 

Achille Farina (1804-1879), apprese a Faenza i primi rudimenti del disegno, si recò poi a Firenze per perfezionarsi nela pittura. Assunse la direzione della Scuola di Disegno e di Pittura, dopo che il Marri era stato succeduto provvisoriamente da Filippo Bandini. Il giovane Achille Farina fu un energico propugnatore delle più geniali iniziative; inizò e guidò i giovani scolari, che più spiccatamente mostravano buone inclinazioni nell'arte del colore. Nel ventennio della sua direzione, egli incoraggiò molte latenti energie come Piancastelli, Antonio Berti, Luigi Benini, Enrico Baldini, Raffello Marabini. Il Farina fu anche un valentissimo scultore di ceramica.

 

Gaspare Mattioli (1806-1843). Studiò l'ornato e la figura dotto la guida di Zauli e Saviotti a Faenza, nel 1824 studiò disegno e pittura a Bologna e nel 1825 andò a Firenze all'accademia di Belle Arti dove fu sotto la guida di Pietro Benvenuti. Nel 1828 studiò a Venezia poi nel 1836, sotto gli auspici del Minardi sarà a Roma, poi tornerà a Faenza dove muore a soli 36 anni.

 

Michele Chiarini (1805-1880). Apprese i primi elementi di pittura e disegno presso la Scuola di disegno sotto la guida del Saviotti, questo gli consetnì l'accesso all'Accademia di Belle Arti di Bologna. Successivamente a Roma conobbe e fu incoraggiato da Minardi, divenendo un esperto decoratore ed un abile "frescante". Lavorò moltissimo in Polonia.

 

Romolo Liverani (1809-1872). Frequentò la Scuola di Disegno di Figura e di Ornato diretta dallo Zauli e di certo fu uno dei primi allievi a cui il Tomba impartì i rudimenti di un rigoroso disegno geometrico ed architettonico ed anche uno dei migliori, stanti al giudizio dello stesso mestro. I primi lavori del Liverani nel mondo del teatro si collocano fra il 1823 e il 1827; proprio in scengrafia egli si perfezionò a Milano sotto la guida del Sanquirico. All'inzio del quarto decennio del secolo, quando il Neoclassicismo erà già in crisi e stava affermandosi il Romanticismo, Romolo Liverani è ormai sufficienemente autonomo ed in possesso di una pratica di mestiere, una preparazione e conoscenze adeguate, che a Faenza verranno ad alimentarsi per la stimolante vicinanza di numerosi artisti come i pittori Mattioli, Chiarini, Romualdo Timoncini, l'incisore Calzi, decoratori, ceramisti e artigiani, ebanisti, intagliatori, argentieri che facevano quasi tutti riferimento per la preparazione alla Scuola di Disegno.

 

Lodovico Bellenghi (1815-1891). Di agiata famiglia faentina, compie la sua formazione presso la Scuola di Disegno, prima nel periodo della direzione Saviotti, poi in quella del Marri; quest'ultima caratterizzata dalla maggior importanza assegnata all'insegnamento dell'incisione. Nel 1831 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Firenze per dedicarsi alla pittura di figura; a Firenze aprirà anche un proprio studio ma mantenendo sempre i contatti con Faenza. Dal 1870 si dedica anche alla pittura su maiolica eseguendo ritratti, figure e paesaggi. Il Bellenghi è considerata una delle maggiori personalità della cultura artistica faentina dell'Ottocento

 

Achille Calzi (1811-1850), nato a Faenza dove ebbe i primi insegnamenti di lettere italiane e latine, studiò disegno e miniatura alla scuola di Alessandro Ricciardelli. Perfezionatosi sotto la guida del Marri nel disegno e nell'incisione su rame, il Calzi a 26 anni andò a Roma, dove ottenne prestigiosi riconoscimenti. Nel 1843 sarà a Firenze ad incidere soggetti per la Galleria Pitti, sarà poi Faenza nel 1844, in seguito tornerà a Firenze ed infine nuovamente a Faenza, dove si spegnerà nel 1850. Fu sepolto nella chiesa dei Servi dove fu posto un bel monumento con busto in scagliola, disegnato da Romolo Liverani ed eseguito da Giovanni Collina-Graziani.

 

Federico Argnani (1822-1905) ceramista e litografo, nasce il 22 marzo 1822. Frequenta l'Accademia di Belle Arti di Firenze dedicandosi con successo all'incisione calcografica. Nel 1861 è incaricato di insegnare disegno nella Scuola Tecnica Faentina e in seguito è nominato direttore della Pinacoteca Comunale. Si dedica con passione alla Storia della ceramica, pubblica infatti nel 1889 la famosa opera "Ceramiche e maioliche faentine dalla loro origine al principio del secolo XVI" ed seguito altri volumi, illustrati con tavole disegnate e dipinte da lui stesso. Argnani muore a Faenza il 18 giugno 1905.

 

Giovanni Piancastelli (1845-1926) nato a Castel Bolognese il 14 settembre 1845 è stato un pittore italiano figurativo dell’Ottocento, collezionista e primo direttore della Galleria Borghese di Roma. Dopo i primi studi presso il convento dei frati minori cappuccini si iscrisse alla Scuola di Disegno di Faenza diretta allora da Achille Farina e completò la sua formazione all’Accademia di San Luca di Roma. A Roma Piancastelli si fece ben presto apprezzare nel circolo ristretto della chiusa aristocrazia romana sia come ritrattista sia come consulente artistico. Fu richiesto in un primo momento come insegnante di disegno dal principe Marcantonio Borghese e in questa veste dette lezioni anche alla regina Margherita di Savoia. Assunse l’incarico di curatore delle collezioni d’arte del principe Borghese di cui fu il primo a catalogarne le opere in una specie di archivio che fu la base per il catalogo che nel 1893 fece Adolfo Venturi. Fu il primo Direttore della Galleria Borghese di Roma quando nel 1902 lo Stato italiano acquisì Villa Borghese e le sue collezioni artistiche; carica che abbandonò nel 1906 per ritirarsi a vivere a Bologna dove muore il 23 settembre 1926.

 

Antonio Berti (1830-1912) nacque a Faenza il 20 sett. 1830, la sua educazione artistica si formò nella Scuola di Disegno e Pittura con l'incisore G. Marri, l'architetto P. Tomba e il pittore A. Farina. Nel 1852 si recò a Firenze dove, mercé l'aiuto di benefattori faentini, rimase fino al 1857 sotto la guida di A. Ciseri, E. Pollastrini e S. Ussi. Berti nel 1864 successe al Farina nell'insegnamento nella Scuola di Disegno, e successivamente, trasformata questa in Scuola d'Arte e Mestieri, ne divenne titolare d'Ornato e Direttore fino al 1906. Alla sua scuola si formarono Francesco Rava, Tomaso Dal Pozzo, Antonio Argnani, Domenico Baccarini, Achille Calzi, Giuseppe Ugonia, Giovanni Guerrini, Francesco Nonni, Orazio Toschi; gli scultori Ercole Drei e Domenico Rambelli; i ceramisti Pietro Melandri, Anselmo Bucci e Riccardo Gatti. Berti trattò il paesaggio, scene romantiche e il ritratto, lasciando due autentici capolavori: La Famiglia Castellani (1867-69; Faenza, Pinacoteca) e la Signora con l'ombrellino. Dal 1867 ca. Berti si dedicò anche alla ceramica lavorando presso la fabbrica Ferniani per circa un decennio. Morì a Faenza il 14 luglio 1912.

 

Tommaso Dal Pozzo (1862-1905) faentino di nascita (3 novembre 1862) si formò alla scuola di Achille Farina e di Antonio Berti; iniziò il suo percorso artistico come pittore maiolicaro nella fabbrica Farina.

Attivo come pittore, freschista, ceramista, architetto, disegnatore di ferri battuti per la fabbrica Matteucci di Faenza, restauratore di dipinti, oltre che direttore artistico delle faentine Fabbriche Riunite di Ceramica (1900-1905) e direttore (1905-1906) dei Musei civici e della Pinacoteca di Faenza. Fece parte nel 1901 della commissione comunale per il restauro del palazzo del Popolo di Faenza Il suo gusto naturalistico lo portò a prediligere i soggetti di paesaggio e i ritratti, che hanno avuto grande seguito nelle botteghe ceramiche faentine. La sua opera venne peraltro assai apprezzata anche in vita, con premi alle esposizioni di Milano del 1881 e del 1891, a quella bolognese del 1888 e in varie altre sedi dell'Emilia Romagna. Morì a Faenza il 20 febbraio 1906.

 

Achille Calzi (1873-1919) nato a Faenza, apprese i principi del disegno nella Scuola di Arti e Mestieri di A. Berti, poi si recò a Firenze nella scuola di A. Bruschi dove si diplomò insegnante di Disegno Industriale oltre che Artistico. Il 5 aprile 1906 venne nominato successore di T. Dal Pozzo nella direzione della Pinacoteca faentina; nello stesso anno viene incaricato all'insegnamento del Disegno Ornamentale, nella Scuola di Arti e Mestieri, a seguito del pensionamento del Berti, dopo aver fatto da assistente al maestro già nell'anno precedente. Dal 1906 al 1909 Calzi ebbe anche la direzione artistica delle Fabbriche Ceramiche Riunite di Faenza, progettò e diresse lavori di ebanisteria e ferro battuto per le principali botteghe faentine e tenne aperto lo studio di pittura e decorazione. Nel 1911 assume la Direzione della Scuola, affiancato nell'insegnamento da G. Guerrini per il Disegno Geometrico e R. Sella per la Plastica. Nel 1914 F. Nonni subentrò a Guerrini nell'insegnamento della Plastica. Calzì morì improvisamente nel 1919.

 

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Aula Corso Pittura

 

Scuola di disegno di Giuseppe Zauli

Pasquale Saviotti, La scuola di disegno di G. Zauli, disegno a penna. Faenza, Pinacoteca Comunale

 

Scuola di disegno del Rosaspina

Giulio Tomba, La scuola di disegno del Rosaspina. Incisione all’acquaforte da un disegno di Felice Giani (1811?). Bologna, Pinacoteca Nazionale, Gabinetto delle Stampe, riproduzione

 

Scuola di Pietro Tomba

Lodovico Bellenghi, La scuola di Pietro Tomba, olio su tela. Faenza, Pinacoteca Comunale

Per informazioni e iscrizioni: Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza - viale Baccarini 19 - 48018 Faenza - Ra Italy- tel. 0546.697304
Per informazioni e iscrizioni: Scuola di Disegno Tommaso Minardi - Via Ughi 3 - 48018 Faenza - Ra Italy - tel. 0546.25102

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